V. De Giorgi
Quando parliamo di melanoma cutaneo, è importante distinguere il comportamento della malattia a seconda della zona del corpo colpita. Le due grandi categorie sono: le aree cronicamente fotoesposte, come il viso, il cuoio capelluto o le orecchie, e le aree esposte solo occasionalmente al sole, come la schiena o le gambe.
In termini di diagnosi differenziale, nelle aree fotoesposte dobbiamo distinguere il melanoma da lesioni come lentigo solari, cheratosi seborroiche pigmentate o basaliomi pigmentati. Invece, nelle aree non cronicamente esposte il dubbio è spesso con nevi atipici, congeniti, o dermatofibromi pigmentati. In entrambe le situazioni, la dermoscopia è uno strumento imprescindibile, ma con sfumature diverse. È essenziale nel viso, dove può davvero fare la differenza tra una lentigo solare e una lentigo maligna. Nelle zone più classiche come schiena e gambe, invece, serve per evidenziare strutture tipiche che indicano malignità.
Infatti nelle aree fotoesposte, il tipo clinico-patologico di melanoma più frequente è la lentigo maligna, tipica degli anziani, soprattutto con pelle chiara. È una forma a crescita molto lenta, anche per diversi anni, e tende a presentarsi come una macchia piatta, con bordi sfumati e colore grigio-brunastro. Proprio per la sua lentezza e somiglianza con lesioni benigne come le lentigo solari, spesso non viene riconosciuto subito.
Nelle aree esposte solo saltuariamente al sole, come il dorso o le gambe, il quadro cambia. Qui prevalgono il melanoma a diffusione superficiale e il melanoma nodulare, più comuni nei giovani adulti. La crescita è spesso più rapida, e le lesioni tendono a essere più rilevate, asimmetriche, con una grande varietà di colori: dal marrone al nero, fino al blu, al rosso e al bianco.
CHIUDI FINESTRA